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 Melodie per sogni interattivi - Faremusica - N° 192 - Novembre 1997

 



 




"Più comodo di così non potrei essere", ci assicura subito Robert Wyatt all'altro capo del telefono. L'abbiamo raggiunto a casa sua qualche giorno prima dell'uscita di Shleep, l'album che rompe un'altra delle sue ormai abituali e lunghissime pause discografiche e, benché l'orologio segni quasi le tre del pomeriggio, la voce che Ryuichi Sakamoto ebbe a definire come la "più triste del pianeta" ci confessa di essere ancora a letto e con una fumante tazza di tè a portata di mano. Naturalmente, la sua non è pigrizia: noi non siamo davvero i soli ad aver voglia di parlare con lui dopo tanto tempo e la sua infermità lo porta a stancarsi molto facilmente.

Non a scalfire l'amabilità della persona, tuttavia, quella mitezza di maniere che la sua voce fragile lascia trasparire ogni volta dalle canzoni che intona.

Tanto che conversare con lui diventa presto piacevole almeno quanto ascoltare quelle asimmetriche, delicate e preziose melodie alle quali ci ha abituati.

Molto spesso il processo creativo che conduce alla realizzazione di un album è descritto con la metafora del viaggio. Ebbene, se tale immagine può adattarsi anche al tuo caso, vuoi raccontarci da dove Shleep è partito e quali sono state le sue tappe principali?

"In questi anni ho sempre continuato a scrivere canzoni. L'ho fatto ogni volta che pensavo di avere una buona idea in testa e senza finalizzare per forza la cosa ad un nuovo album. Questo almeno fino ad un paio d'anni fa, quando in seguito ad un incidente ho cominciato a patire per un brutto esaurimento nervoso. Questo mi ha letteralmente bloccato e gettato nel panico: non ero più sicuro di nulla, niente riusciva a soddisfarmi davvero e avevo l'impressione sempre più nitida di essermi avviato verso un lento e irreversibile destino. La mia fortuna è stata quella di avere degli ottimi amici intorno a me, gente che mi ha aiutato a superare quei momenti con grande pazienza e dedizione. In questo senso direi che questo disco è proprio il frutto generato dall'enorme aiuto che queste persone hanno saputo darmi tanto sul piano spirituale che su quello materiale. Non credo di aver mai avuto una compagnia altrettanto numerosa di quella coinvolta nelle canzoni di questo disco e la cosa si spiega per l'appunto con il grande bisogno che avevo di sentirmi qualcuno sempre vicino. Per quanto riguarda il materiale riunito in Shleep, una parte risale addirittura al periodo di Dondestan. E' questo il caso di Alien, un tema che avevo scritto insieme alle canzoni di quel disco, ma rimasto a lungo senza un testo. Alla fine l'ho passato a mia moglie Alfie, perché provasse lei a comporre dei versi adatti, una cosa che non faccio normalmente perché in genere sono io ad adattare le sue parole alla musica che scrivo.

Così avevo fatto per i testi di Dondestan e così ho fatto anche per quelli del nuovo album. Ormai ho realizzato che le sue poesie ispirano la mia musica molto più facilmente dei versi che posso scrivere io, probabilmente perché hanno un suono molto più naturale, evocano immagini molto più chiare e precise di quelle che sono in grado di descrivere con le mie parole. Un altro aiuto fondamentale alla realizzazione di questo disco è venuto poi da Phil Manzanera, che mi ha messo a disposizione il suo studio senza alcun limite di tempo. Questo è importantissimo per me, visto che sono tutt'altro che veloce nel lavoro di registrazione, che non sono mai completamente soddisfatto di quello che faccio."

Vien quasi da concludere che senza l'aiuto di Alfie avremmo dovuto aspettare ancora a lungo questo disco.

"Questo è sicuro. Del resto è così dai tempi di Rock Bottom, e anche se Alfie stavolta non canta, posso tranquillamente affermare che il disco è suo almeno al cinquanta per cento."

Nelle note di copertina hai scritto di aver passato intere settimane insonni nel tentativo di scrivere i versi di una canzone: non trovi che sia un prezzo troppo alto da pagare quando puoi in effetti contare sempre sul suo aiuto?

Robert Wyatt non trattiene una risata prima di rispondere: "Credo che tu abbia perfettamente ragione. Il fatto è che non sempre Alfie è contenta del modo in cui io uso le sue poesie e allora per evitare lunghe discussioni con lei cerco di arrangiarmi da solo."

Continuiamo a parlare di testi. L'impressione è che man mano che passano gli anni la politica trovi sempre meno spazio nelle tue canzoni. Come lo spieghi? "

Uhm, a dir la verità, questo non è esattamente ciò che sento dentro di me. Ovviamente non posso e non voglio scrivere la stessa canzone due volte. Tornando indietro agli anni'80, credo di essere stato sottoposto a pressioni troppo pesanti affinché mi facessi portavoce delle istanza contro la politica della destra conservatrice in Gran Bretagna e questo mi ha portato ad essere via via più cauto, a mettermi sulla difensiva nel timore, per altro più che teorico, di venir strumentalizzato. E tutto questo è emerso in maniera sempre più evidente nelle mie canzoni, ma anche nella vita di tutti i giorni. E tuttavia posso dire in tutta sincerità che tutto ciò che scrivo e osservo nelle mie canzoni continua a riflettere completamente la me opinioni politiche, è parte imprescindibile di esse, del modo in cui io vedo i rapporti fra le classi, le relazioni fra il poter politico e quello economico. Io credo sia molto difficile comprenderle senza cogliere anche il marxista che c'è in me. Anche quando non sto parlando esattamente di politica. Il fatto è che da essa non si può prescindere. La politica dovrebbe aiutare tutti a vivere meglio ed è certamente parte di ogni momento della mia vita, anche se non direi che è la sola cosa di cui valga la pena di parlare."

Ne parliamo ancora, tuttavia, perché mi piacerebbe conoscere il tuo giudizio sui primi mesi di governo del Partito Laburista?

"Guarda, ad essere completamente sincero, mi hanno interessato molto di più i risultati delle elezioni francesi che non di quelle che si sono svolte in Inghilterra. Il fatto è che secondo me si esagera l'effettivo peso politico del mio paese. Quando seguo i vari meetings dei primi ministri delle grandi potenze industriali, non faccio altro che sentire parlare della Bundesbank, dell'euro e del deficit pubblico di questo o di quel paese. Mai una volta che riesca a leggere o ad ascoltare le opinioni della gente comune. E' come se il mondo fosse abitato soltanto da banchieri! In ogni caso, quello che avverto intorno a me è un clima sicuramente più sereno, la gente sembra aver ritrovato un po' più di fiducia nel futuro e questo senso direi che è anche merito del cambiamento del partito alla guida del governo."

Una curiosità: non hai messo una "h" di troppo nel titolo del nuovo disco?

"Si, è vero: quella parola in effetti non esiste in nessun dizionario inglese. Sovente mi piace inventarne di nuove e quella in particolare allude ad una sorta di sonno interattivo, e dunque anche a dei mondi interattivi. "

The Whole Point Of No Reuturn è il solo brano dell'album a non portare la tua firma, ma quella di Paul Weller: è quello un segno in più della tua ammirazione per lui?


"Certamente. Io gli sono molto grato per aver accettato di darmi una mano nel disco senza chiedere nulla per sé. E' un eccellente musicista e soprattutto una persona molto cordiale e disponibile. Ho riscontrato in lui un'attitudine, una serietà professionale assolutamente ineccepibili, doti abbastanza rare in altri personaggi che godono di analoga fama e così presi dal loro ruolo pubblico da finir spesso per posare soltanto e diventare antipatici e noiosi. Don Elvis Costello e Jerry Dammers lui è ino dei pochi musicisti appartenenti ad ina generazione diversa dalla mia che io timo moltissimo. "

La prova che i vecchi amici non si dinenticano mai viene invece da Was A Friend, la canzone che hai scritto insiene a Hugh Hopper, tuo vecchio compagno nei Soft Machine, Come mai, però, ui non ha partecipato alla registrazione di quel brano?

"Il fatto è che io vivo nel nord dell'Inghilterra, piuttosto lontano da tutti i muicisti che conosco, tutta gente che in efetti abita nel Sud del paese. I miei contati con loro sono per altro molto sporadici e spesso quando decido di cercarli scopro :he hanno cambiato indirizzo e numero li telefono. Questo è precisamente quanto ! successo quando ho cercato di rintracciare Hugh. Ma poi, vedi, inizialmente per j juesto disco non ho chiesto nulla a nessuno. Volevo fare tutto da solo, perché questo mi avrebbe obbligato a dare il massimo di me stesso. Mi sono rivolto ad altre tersone solo quando mi accorgevo che da olo non ce l'avrei fatta ad ottenere esattamente quello che volevo."

Hai mai sentito il desiderio di rimettere insieme i Soft Machine?

"Guarda, io da quel gruppo sono stato buttato fuori e neppure adesso ne conosco le ragioni. Nessuno mi ha mai spiegato nulla. Non ero più utile a una band che diventava sempre più sofisticata, mentre ai loro occhi io ero una persona troppo impulsiva, primitiva e in sostanza incontrollabile. Tranne Hugh, degli altri ho perso completamente le tracce e non so nemmeno che cosa facciano ora. Al contrario ho mantenuto buoni rapporti sul piano musicale e personale con molte persone che hanno collaborato con me successivamente: Mike Mantler e Carla Bley, John Greaves e diversi musicisti sudafricani."

Torniamo a parlare delle canzoni di Shleep e di The Duchess in particolare. A me suona come una filastrocca per l'infanzia: era giusto quello il modello al quale ti sei ispirato?

"Si, effettivamente si tratta di una filastrocca per bambini. Io amo molto quel genere di composizioni, perché rimanda alle radici più autentiche della musica popolare. Esiste una filastrocca molto antica su un duca assai stolto ed è a quella che mi sono ispirato per scrivere The Duchess. La mia storia riguarda una duchessa molto astuta, ma in fondo si tratta della stessa cosa. Io amo molto i contrasti fra gli elementi di una canzone e qui per esempio ho cercato di contrapporre l'estrema semplicità delle parole a una certa ricercatezza della musica."

Mentre scorrevo le tue note relative alla stesura di September The Ninth, non ho potuto fare a meno di ripensare a certe scene di Uccelli, il film di Alfred Hitchcock. Immagino che anche tu abbia avvertito le medesime suggestioni quando ti sei vista la casa completamente assediata da passeri e rondoni. E' così?

"In realtà, io ho avertito una sensazione completamente opposta: a me sembrava che tutti quegli uccelli fossero lì per manifestare amore e amicizia. Io credo che Hitchcock avesse un po' umanizzato i suoi uccelli, così come ha fatto Spielberg con lo squalo di Jaws. Quel che voglio dire è che ciò che lui ha descritto come qualcosa di minaccioso e alieno, io e Alfie lo abbiamo vissuto come vicino e solidale. E' bello poter condividere lo stesso pianeta con queste creature."

Non ci sono cover versions nel programma del nuovo disco: hai forse perso interesse per questo genere di cose?

"Il fatto è che diversi di questi brani sono frutto di collaborazioni con altre persone e, in un certo senso, è un po' come se io interpretassi qualcosa che ti porta a cercare di entrare nel personale mondo poetico di un autore e io credo di aver fatto proprio questo mentre lavoravo con i vari Paul Weller, Philip Catherine, Mark Kramer su queste canzoni. Il brano di Paul Weller che hai già menzionato è poi una sorta di scherzoso tributo a Bob Dylan. O almeno così noi l'abbiamo voluto intendere."

C'è qualcosa di particolarmente stimolante per te nella musica di oggi?

"Francamente non saprei proprio che cosa rispondere. La cosa certa è che la mia collezione di dischi diventa sempre più vecchia. La musica per me è qualcosa che trascende la categoria temporale, qualcosa completamente separato dalle varie mode del momento. Nella mia testa la musica ha sempre continuato a circolare con molta lentezza e non ha mai avuto nulla a che fare con i successi radiofonici della settimana o cose del genere. A me sono sempre interessate le sue caratteristiche più intime e essenziali. Anche se ascolto continuamente musica, quando compongo non ho mai in mente dei modelli precisi. La sola cosa che seguo sono le idee che mi passano per la testa, e la maggior parte di esse arrivano direttamente dalla musica che ascoltavo quand'ero ancora un ragazzino."

Forse mai come in questo periodo musica popolare ed establishment son venuti a trovarso tanto vicini. Penso pe resempio ai reciproci e reiterati attestati di stima fra Noel Gallagher e Tony Blair, ma anche all'attuale assenza di una scena musicale alternativa davvero influente. Che cosa pensi tu a queso riguardo?

"Forse mi sbaglio, ma mi sembra di ricordare che Frank Sinatra, per esempio, fosse sempre molto amico del presidente degli Stati Uniti e che anche Bach fosse molto legato alle massime autorità del suo paese. Tutto sommato, non mi sembra una gran novità che pop music e establishment vadano d'amore e d'accordo. L'idea che la musica popolare sia qualcosa di intrinsecamente ribelle appartiene ad una visione quanto mai fantasiosa e ottimistica del mondo. Prendi anche uno come Elvis Presley: benché mi piaccia tantissimo, non ho mai trovato nulla di seriamente antagonista e ribelle nelle sue canzoni e nei suoi film. Il fatto che Tony Blair manifesti tanto interesse per il rock è del tutto naturale, visto che verosimilmente è quella la musica con la quale è cresciuto. Non credo proprio che questo dipenda dal fatto che possa avere idee particolarmente alternative o radicali. Paul Weller mi ha raccontato un piccolo aneddoto che riguarda lui e Blair. Poco prima delle elezioni, Tony Blair era capitato nello studio dove egli stava registrando con i Simply Red e Mick Hucknell volle fare le presentazioni. Da buon politico, Blair gli strinse calorosamente la mano, ma Paul si chiede ancora adesso quante delle sue canzoni il futuro primo ministro conoscesse davvero..."

       
     
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