Matching Mole
1972


   
 


 
IL MUCCHIO SELVAGGIO - n. 538 - dal 17 al 23 giugno 2003

MATCHING MOLE - Matching Mole (CBS, 1972)

Alessandro Besselva Averame

 

Entrare ed uscire, senza farsi imprigionare, dai confini della canzone, è sempre stata la fissa di Robert Wyatt. Non è un caso che le sue cose migliori abbiano l'aria di essere state concepite come melodie senza guscio, costruzioni improntate su una ricerca melodica e sperimentale al tempo stesso, sfuggente, mai perfettamente definita, portatrice tuttavia di illuminazioni poetiche di rara intensità. Spesso attraverso una voce che Ryuichi Sakamoto ha descritto come "la più triste del mondo". Avanguardia emotiva: si potrebbe inventare questa definizione per comprendere l'opera intera di Wyatt, a partire dall'apporto dato dal musicista inglese ai Soft Machine, fino a quel manifesto poetico, paradossalmente uno dei motivi del suo allontanamento dal gruppo, che era l'inarrivabile Moon In June. Già, perché a Wyatt interessavano sì la complessità e la ricerca, ma le costruzioni musicali della Morbida Macchina iniziavano ad andargli sempre più strette, poiché si stavano allontanando alla velocità della luce dal pop dadaista e psichedelico in cui il talento del musicista era emerso. Semplificando, anche la musica dei Matching Mole, complesso messo in piedi subito dopo l'uscita dai Soft Machine, il cui nome è un'ironica storpiatura in francese di questi ultimi, "Machine Molle", si potrebbe includere nella capiente categoria del jazz rock. Ma sarebbe probabilmente un errore, almeno parziale. Se da un lato c'è una vivace anche se alla lunga prevedibile sintesi di forme, con una componente free progressivamente ingabbiata e stilizzata, e con un'inventiva in fase calante già dopo l'uscita del capolavoro Third, in queste composizioni la componente più anarchica e vitale della ricerca trova il suo compimento, a costo di apparire, a tratti, irrisolta e fuori fuoco.
C'è ben poco di calcolato - o almeno il calcolo, se c'è, è accuratamente mimetizzato - in questa straordinaria pagina free rock dei Settanta. Con l'aiuto di David Sinclair, che ha appena lasciato il posto di tastierista nei Caravan, Phil Miller, versatile chitarrista proveniente dai Delivery e Bill Mac Cormick (già nei Quet Sun di Phil Manzanera) al basso, Wyatt mette in piedi un progetto di cui sarà leader assai democratico, accentratore di energie più che dittatore, dividendosi tra batteria, voce e piano quando occorre avventurarsi nel territorio della canzone vera e propria. Ed è proprio una canzone - nell'accezione che abbiamo dato a inizio pagina - ad aprire l'album d'esordio del gruppo, quella O Caroline che mette giù in poche righe, all'apparenza senza troppe pretese, una love song di abbagliante semplicità, con un battito felpato di batteria e un mellotron che diventa una desolata rappresentazione della malinconia. Matching Mole è tutto un susseguirsi di melodie inserite in agglomerati caotici che cambiano continuamente forma. Se i punti di partenza sono, semplificando e schematizzando, il jazz rock e il progressive, invece dei labirinti un poco claustrofobici di marca Soft Machine troviamo nei Matching Mole brani strumentali pieni di strappi, accelerazioni, esplosioni trattenute, assoli irregolari, due piani elettrici (Sinclair e il più temerario Dave McRae, ospite occasionale, che entrerà in pianta stabile nel gruppo di lì a poco in seguito all'abbandono del primo, non sufficientemente sintonizzato sulla scelta di affrontare i territori dell'improvvisazione) che si inseguono, e una batteria vivissima, liberata dalle necessità miniaturistiche del passato e tuttavia efficacissima nel fare da collante, da tessuto connettivo, a composizioni sempre in bilico tra l'ispirazione del momento e lo spartito. C'è poi l'urgenza di comunicare con il pubblico, un dato, questo, davvero essenziale: uno dei momenti più emozionanti dell'album è Signed Curtain, piano e voce soltanto, una metacanzone che si strugge - la tensione è quasi lacerante, poesia allo stato puro - nel tentativo di stabilire un contatto con il destinatario del messaggio: "E questo è il chorus / o forse il ritornello / o solo un'altra parte della canzone che sto cantando / non ci badate / non è per dar fastidio / significa solo che io / ho perso la fede in questa canzone / perché non mi aiuta a raggiungervi". Un tentativo perfettamente riuscito, al contrario di quanto vogliano farci credere le parole, perché è proprio questa indifesa e nuda umanità, fragile, a provocare empatia, al di là dei pur pregevoli momenti di coesione strumentale (i riff e gli unisoni di Part Of The Dance, l'incalzare di Dedicated To Hugh, But You Weren't Listening); un'anima messa a nudo che non si manifesta solamente attraverso le progressioni vocali, ma è amplificata da un basso malleabile, da una chitarra che non esce mai dai binari nonostante la densità dei fraseggi, da un piano elettrico irrequieto ed errante, liquido e colloso. Troppo aperto per resistere all'usura del tempo, il progetto naufragherà subito dopo un secondo album non del tutto convincente, nonostante gli sprazzi geniali, Little Red Record. Ma Wyatt ritroverà ben presto, Rock Bottom è a pochi metri, il filo del discorso, quello di una musica liberata e libertaria che è sempre stata il fulcro dell'epopea canterburyana. Di quella effimera meraviglia, confluenza di stili e generi vitale per pochi ma fondamentali anni, e di cui forse troppo si è detto e scritto, magari non sempre a proposito, Matching Mole resta uno dei momenti più alti.




 
ROCK'N'FOLK - HORS-SERIE N° 34 - 1954-2016 - LA GRANDE DISCOTHEQUE - décembre 2016

MATCHING MOLE - Matching Mole - CBS

Philippe Thieyre

 

Lorsque Robert Wyatt, qui a toujours eu le sens de l'humour et une certaine francophilie, quitte, — plus ou moins contraint et forcé, Soft Machine, il forme Matching Mole, bien qu'il ait déjà un album solo à son actif ("The End Of An Ear"). Aux côtés du chanteur/ batteur, on retrouve David Sinclair, pianiste/ organiste de Caravan, le guitariste Phil Miller, habituel associé de Carol Grimes et de Lol Coxhill, et le bassiste Bill MacCormick. Bien sûr lorsqu'on évoque le nom de Robert Wyatt, on pense immanquablement à Soft Machine et à "Rock Bottom", un des grands disques du XXe siècle à l'influence considérable, mais on aurait tort d'en négliger pour autant les œuvres antérieures ou postérieures. Ainsi il est indispensable de se procurer ce "Matching Mole" paru en avril 1972, ne serait-ce que pour le premier morceau. "O Caroline" est en effet une superbe chanson, composée par Sinclair et Wyatt, qui préfigure, deux ans plus tôt, "Rock Bottom". Tout de grâce et de légèreté, drapée dans les subtiles textures de l'orgue, elle est transcendée par la voix céleste de Robert Wyatt et aurait dû embraser le monde entier, devenir numéro un partout et rapporter à ses auteurs de quoi vivre pendant mille ans. Difficile d'égaler cette merveille. Pourtant les sept plages suivantes, dans des styles différents, ne sont pas mal non plus. "Instant Pussy" et "Signed Curtain" se situent dans la filiation directe de "Moon In June", pièce majeure du "Soft Machine Third". Les paroles y cèdent plutôt la place à des vocalises, la voix étant utilisée à la façon d'une trompette comme lors d'une improvisation de jazz. Ce qui est également le cas pour "Instant Kitten" quoique sur un tempo plus rapide. "Part Of The Dance", longue plage instrumentale, porte la signature de Phil Miller, du jazz-rock avec de beaux duos orgue/ guitare, traité dans l'esprit de ce que l'on a appelé l'école de Canterbury. "Beer As In Braindeer" opère dans un registre un peu plus free alors que "Dedicated To Hugh, But You Weren't Listening" est un autre instrumental jazzy dont le titre est un clin d'œil ironique à Hugh Hopper, le bassiste de Soft Machine. Tous ces morceaux mettent également en évidence le jeu très fin du batteur Robert Wyatt. Pour clore le disque, "Immédiate Curtain" envoie planer l'auditeur dans la stratosphère à grandes envolées de Mellotron.




 
ROCK & FOLK - 1972 (?)

MATCHING MOLE
O Caroline. Instant Pussy. Signed curtain. Part of the dance. Instant kitten. Dedicated to Hugh, but you weren't listening. Beer as in braindeer. Immediate curtain.
CBS 64.850/30 cm

Paul Alessandrini

 

Un disque qui symbolise la naissance d'un groupe; celui qui voit aussi renaître un Robert Wyatt, que la nouvelle orientation du Soft Machine (purement instrumentale) avait éteint. Un retour de Robert Wyatt et de ses comptines, de sa voix qui susurre plus qu'elle ne chante. Si la sonorité d'ensemble du groupe rappelle aussi celle du premier Soft Machine, c'est aussi que David Sinclair, qui a depuis quitté Matching Mole, a une approche ratledgienne de l'orgue. Ce nouveau groupe ne se veut pas pour autant un groupe-souvenir tourné vers le passé. Bien au contraire, sur ce territoire recouvré, il s'essaye à plus encore de modernisme en exploitant comme Robert Wyatt l'avait déjà fait dans son album solo « The end of an ear » les ressources du studio pour distendre le son, construire par tout un jeu d'échos, de miroirs, une nouvelle approche de la musique, qui elle ne sera pas pour autant glacée, artificielle. C'est que Robert Wyatt et son groupe réaffirment la prédominance de la jouissance et du désir: plaisir, ivresse que Robert Wyatt, sevré avec le Soft « new-look », affirme avec d'autant plus de passion. Cette musique est ouverte aussi au hasard, à l'improvisé : elle est ouverture totale, donc instant où tout est possible. On retrouve là des conceptions d'une musique « à faire » depuis longtemps oubliées dans la rock music, depuis tout entière tendue vers l'efficacité (commerciale). Deux longues plages où les thèmes s'inscrivent pour disparaître, toujours noyés dans la masse des sons, leur grouillement, ou qui restent présents dans le lointain : lente descente dans l'inconscient, voyage au pays d'un son pur, promenade enivrante notamment dans l'extraordinaire « Immediate Curtain ». Aucun arti­fice, pas de performance d'instrumentiste ; des musiciens distributeurs d'énergie sonore, bruiteurs plus que virtuoses, des sonorités étouffées ou transparentes. Matching Mole c'est, hors des modes, le groupe qui venait à manquer. Robert Wyatt retrouve son humour pataphysicien (Matching Mole/Machine Molle,une composition « Dedicated to Hugh, but you weren't listening», référence à la composition de Hugh Hopper « Dedicated to you but you were not listening »). L'album a été enregistré très peu de temps après la mise sur pied du groupe. Depuis, la cohésion est en train de se forger, comme on put le voir à l'Olympia. Matching Mole, un parfum de Soft Machine, un clin d'oeil vers Riley et vers Miles: un groupe original, pourtant.




 
       

Critiques/Reviews